Colpi di cinemaCritica cinematografica e pop-corn |
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Dedicato a Fabienne
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domenica, 03 dicembre 06 01:38
FERRO 3 - La casa vuota - di Kim Ki - Duk
Corea del sud - 2004
Genere: drammatico
Durata: 87'
Tae-Suk è un ragazzo che appende manifestini alle porte delle case in cerca di quelle disabitate. Non per rubare, ma per viverle. Si fa una doccia, mangia, ripara le cose, lava i panni. Fin quando, in una di queste, trova inaspettatamente una donna. Ultimo capolavoro del regista coreano, che torna a parlare di poesia rimbalzando tra solitudine e sentimenti. La solitudine porta a fare strane cose pur di sentirsi vivi. Vivere le case degli altri è come sentirsi a casa propria per Tae-Suk e lo fa oltrepassando la porta della coscienza e della speranza. Fino a quando non varca la soglia dell'amore. Per diventare irreale. I due si incontrano a casa di lei, picchiata e maltrattata dal marito. Decide di unirsi a Tae-Suk per sentirsi viva, capendo che non le farebbe mai del male - bellissima l'analogia del golf - e liberandola dalla schiavitù. Costretti dalla polizia a separarsi, il giovane in galera si spoglierà di tutta la sua pesantezza corporea per trasformarsi in uccello - altra bella analogia le braccia che diventano ali - aprendo così le porte all'amore. Il regista ci spiega la solitudine e l'amore. E lo fa in silenzio, ammutolendo i due ragazzi e dando la parola ai soli personaggi di contorno che, invece, vivono in un mondo reale dominato dalla ragione. La ragazza viene donata della parola solo nel finale. Due sole parole che sembrano due piume e due pietre allo stesso tempo. Kim Ki - Duk non ha studiato cinema, nè voleva diventare un regista - la sua passione è la pittura. Per fortuna ci ha ripensato. mercoledì, 22 novembre 06 21:57
CHIACCHIERATA CON FRANCESCO ROSI
...ciclicamente, ogni tanto, scoppia la bomba sui giornali, resta un pò di tempo in prima pagina, poi passa alla seconda alla terza e poi sparisce e sembra che il problema di Napoli, o non so quale altra città martoriata dalla mafia o dalla camorra, sparisca. Ma il problema rimane, come rimane quello della disoccupazione, della delinquenza giovanile. Chi se ne deve occupare se non lo Stato con le sue istituzioni? I film o libri hanno cercato di occuparsi di questi problemi, e dobbiamo essere grati ai grandi intellettuali italiani dell'immediato dopoguerra che hanno dato quel grado di morale e creatività che si chiama Neorealismo e che ha fornito l'esigenza di fare un cinema di realtà. E' per questo che ho proposto che il cinema entri nelle scuole, ho proposto anche un satellite culturale televisivo europeo perchè se si vuole creare una europa unita culturalmente bisogna fare in modo che i giovani conoscano ciò che è stato fatto...qualsiasi altra forma creativa non può essere paragonata al cinema. Un libro emoziona, ma un film ti fa vedere, sentire soffri col personaggio, speri con lui. Ora, se si pensa a quanto ha dato il cinema europeo nel dopoguerra è un patrimonio enorme ma quando incontro i giovani e ci parlo, non sanno chi è Rossellini, chi è De Sica, non parliamo poi di Zampa, di Comencini, non sanno niente. Ora, si è vero che ci sono i dvd, ma devono essere acquistati mentre le televisioni pubbliche dovrebbero svolgere una funzione educativa che invece viene esercitata raramente e in ore quasi impossibili; i film importanti li passano di notte o alle nove del mattino. Ultimamente Rai 3 ha passato alle nove della mattina le mai sulla citta, ma alle nove la gente lavora, chi c'è in casa a vedere i film? Gli anziani. quindi bisogna intervenire proprio partendo da una struttura organizzativa del mezzo televisivo, facendo in modo che i giovani entrino in conoscenza con le pietre miliari del cinema europeo...io faccio il cinema, io racconto storie, uomini, passioni umane, ma quando scelgo dei fatti che hanno una loro importanza storica, io non altero la verità, non inserisco nella verità elementi di fantasia. Nei miei film tutto quello che riguarda Giuliano, il caso Mattei, Lucky Luciano, sono tutte cose riscontrabili sia giuridicamente che politicamente, perchè fare film a temi significa fare film di propaganda e a me non interessa. Io faccio dei film per coinvolgere lo spettatore perchè possa partecipare. Il film su Mattei l'ho fatto per far capire alla gente che forse Mattei è stato ucciso, portando degli elementi che sono vagliati e provati giuridicamente. Così ho fatto con Salvatore Giuliano, i nomi dei presunti mandanti io non li ho potuti dare solo perchè sennò non me lo facevano girare quel film ed era più importante per me girarlo, però quei nomi, quando il partito comunista fece i nomi alla corte, la corte non li convocò. Figuratevi se potevo farlo io come cineasta...il cinema si fa in tante maniere, bisogna saperlo fare. martedì, 21 novembre 06 19:26
LA MIA SUPER EX RAGAZZA D Usa - 2006 Genere: commedia Durata: 95'
Matt, ragazzo bistrattato dalle donne, abborda in metropolitana Jenny. Inizia, così, una normale relazione, fin quando Matt scopre la seconda identità della bionda ragazza: una super-eroina dal nome G-Girl. Super idea quella di Reitman, una parodia sul mondo dei super eroi. Mal sfruttata, purtroppo. Di positivo c'è il fatto che, finalmente, viene messo in secondo piano la vita 'super' degli eroi mostrando il lato normale. Ecco, allora, che un super eroe si innamora - come Superman o Spiderman, certo - ma che vada in crisi per eccesso di gelosia o per essere lasciata non ci era mai stato mostrato. Il lato umano di un Super eroe, mancava. Peccato che il film manchi di idee pungenti e riesce solamente a strapparci qualche risata - Ghostbusters era tutta un'altra cosa - con scene osè. Una grande come la Thurman non basta a convincerci di aver speso bene i nostri soldi uscendo dal cinema. Super errore. Voto: due e mezzo. lunedì, 20 novembre 06 14:39
MARIA ANTONIETTA
Con: Kirsten Dunst Usa - 2006 Genere: drammatico Durata: 123'
Per solidificare l'alleanza tra Austria e Francia, Maria Anonietta ( figlia dell' Imperatore austriaco ) viene data in sposa a Luigi XVI, delfino del re di Francia Luigi XV. Arrivata alla corte di Versailles, Maria Antonietta sarà costretta a cambiare abitudini ed amicizie fino al tragico epilogo che la vedrà soccombere, trentasettenne, per "mano" della Rivoluzione. "Lost in Versailles", questa la citazione apparsa su tutte le più famose riviste specializzate in America. Sembra, vedendo la nuova pellicola della Coppola, che Maria Antonietta assomigli molto a quel Bill Murray nella Tokio post esordio carriera della regista. Spaesata e stralunata si aggira nelle fauci di Versailles che, inizialmente, sembra volerne fare un sol boccone se non fosse per la determinazione della futura Regina. Il film ,della durata di più di due ore, parte al rallentatore con la prima ora un pò noiosa - per via della caratterizzazione dei vari personaggi - e si riprende nella seconda parte grazie all' aiuto di colpi di scena e colonna sonora. Le musiche, infatti, sembrano uscite dall'album di una spietata rock-band settecentesca - ci riporta alla memoria il Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann - per sdrammatizzare le tragiche vicende reali. Già, perchè il film di Ms. Coppola è un inno alla solitudine. La storia di una ragazza, come tante altre, in debito con l' amore e l' amicizia. Sposata al figlio del Re, sembra provare sentimenti solo in una furtiva occasione con un nobile svedese, mentre si circonderà di mediocri compagnie. Versailles - che per la prima volta apre i battenti ad una produzione cinematografica - assomiglia ad EuroDisney. Ognuno sale sulla giostra che vuole: tradimenti, ricchezza, potere, ipocrisia, falsità. Alla fine, Maria Antonietta, si dimostrerà capace di elevarsi e seguire fedelmente il marito scegliendo di rimanere al suo fianco - l' unica a farlo - nel momento fatidico della presa della Bastiglia e successivamente la marcia su Versailles. Il tutto condito dalla buona interpretazione di una Dunst che sta finalmente crescendo. Eroico. Voto: tre e mezzo. venerdì, 17 novembre 06 15:41
AZUR E ASMAR
Francia - 2006 Genere: Animazione Durata: 95'
Due bambini di razze differenti vengono allattati dalla stessa donna ( madre per Azur, nutrice per Asmar ) e divisi troppo presto, senza mezze misure, dal padre di Asmar. Quest'ultimo, cresciuto, partirà alla ricerca di Azur e sua madre per coronare, tra l'altro, il sogno di liberare la principessa dei Jinns. Una vecchia fiaba che la nutrice era solita raccontare ai due fanciulli. Si chiamava Kirikù e la strega Karabà il primo lungometraggio d'animazione datato 1999 di Ocelot, che gli valse - già agli esordi - il primo premio al Festival d'Animation di Annecy. Con gli anni è riuscito addirittura a migliorare. Anzi, maturare. Sia nell'esposizione che nei disegni e colori. Azur e Asmar è un piccolo capolavoro del cinema d'animazione, poco commercializzato e pubblicizzato - contrariamente ad altri film targati Pixar o Dreamworks - che parla di temi forti e coraggiosi: diversità, coraggio, amore, fratellanza. L'incontro delle due razze - con l'arrivo di Asmar nel Maghreb - causa forti scontri di culture e credenze - gli occhi azzurri di Asmar - ma grazie alla nutrice ( ambasciatrice ) verranno accantonati senza remore mentre il dislivello tra Azur e Asmar verrà dimenticato quando uniranno le loro forze per liberare la principessa. Il finale è un omaggio alla lealtà. Dovendo scegliere il vincitore tra i due ragazzi che libererà la principessa verranno chiamate le persone a loro più vicine: la madre (simbolo d'amore), la regina (il potere decisionale), il mendicante (la redenzione), il mentore (la saggezza). I più piccoli si godranno la scena, mentre gli adulti non potranno fare a meno di pensare alle varie analogie. Un film che, quindi, darà da riflettere ai grandi e divertirà i bambini con l'unica nota dolente che, come tutte le fiabe, prima o poi finirà. Consigliato. |
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